L’algoritmo di Instagram: come funziona nel 2021, una volta per tutte

Quindi, vuoi proprio dirmi che Adam Mosseri in persona si è disturbato per spiegarci come se avessimo sei anni il funzionamento matematico dell’algoritmo di Instagram? Sorry, ma la risposta è “ma quando mai”. Sì, perché quanto segue è una vera e propria spiegazione su come funziona questo stramaledetto algoritmo, ma alla fine della storia non ti dice nemmeno stavolta cosa devi fare per andarci d’accordo.

Alle solite? Più o meno, perché sebbene l’algoritmo di Instagram non sia malefico come quello che stanno appuntando per Facebook, dall’altra parte resta ancora qualcosa di astratto. In ogni caso, entriamo nel merito, perché ci sono comunque parecchi elementi che i più esperti di noi possono sicuramente usare a proprio vantaggio ed è pur sempre un’occasione speciale in cui Mosseri si dimostra aperto con gli utenti:

Vogliamo fare un lavoro migliore per spiegare come funziona la piattaforma. Circolano molte idee sbagliate, ma riconosciamo che si possa fare di più per aiutare le persone a capire cosa facciamo.

Indicizzazione del Feed e delle Stories

algoritmo di instagram limelightmedia.itPrima di tutto bisogna chiarire un punto fondamentale sull’algoritmo di Instagram: non ne esiste uno onnicomprensivo, il ché significa che ogni tipo di contenuto è regolato da dinamiche indipendenti da quelle che regolano gli altri. Mosseri ha infatti spiegato che si usano “una varietà di algoritmi ognuno col suo scopo”. Questo perché al centro dei pensieri di Instagram c’è l’utilizzo del nostro tempo e la tecnologia si deve adeguare affinché venga speso nel modo migliore. Prima di tutto l’algoritmo di Instagram utilizza segnali chiave che variano seconda di ciascun tipo di contenuto, di cui i principali sono:

  • Le informazioni sul post: la sua popolarità, quando è stato pubblicato, la sua durata se è un video e la geolocalizzazione;
  • Le informazioni su chi ha postato: aiuta a capire quanto potrebbe essere interessante per te l’autore, includendo indicazioni come quante volte le persone hanno interagito con quel determinato autore durante le ultime settimane;
  • La tua attività: è fondamentale per capire a cosa potresti essere interessato, utilizzando metriche come il numero di post a cui hai messo il like;
  • Lo storico delle tue interazioni con gli altri utenti: fondamentale per capire quanto sei generalmente interessato/a a vedere i contenuti di qualcuno.

Questi indicatori generici dell’algoritmo di Instagram si mescolano poi anche coi tipi di formato con cui interagisci di più, va da sé che se vedi più spesso video, allora continuerai a vederne. Ovviamente non illudiamoci, perché continueremo a vedere per primi anche i post che hanno ottenuto più interazioni, ma la gara dell’engagement in qualche modo va mantenuta.

Discorso analogo anche per l’indicizzazione delle Stories, che esattamente come per il feed dei post terrà conto di cinque riferimenti chiave, che sono la probabilità o meno che tu trascorra del tempo su un post, che tu lo commenti, gli metta mi piace, lo salvi o visiti il profilo. Maggiori saranno le azioni di questo tipo che compi, maggiore sarà la possibilità che il post venga fissato in alto, quindi la regola è ancora la stessa di sempre: scervellati per far sì che il post inciti all’azione per chi ti segue/intercetta.

Indicizzazione dell’Esplora

algoritmo di instagram limelightmedia.it

La schermata dell’Esplora sarà leggermente ma evidentemente diversa, essendo l’algoritmo focalizzato sul mostrarti diversi contenuti che potrebbero piacerti in base a chi segui e allo storico delle tue azioni. L’esempio a cui si è rifatto Mosseri è semplice – noi lo italianizzeremo – e ricalca le dinamiche che l’algoritmo di Instagram ha già cercato di seguire in passato:

Supponiamo che di recente tu abbia messo il like ad un post di Bruno Barbieri su un piatto etnico. Quello che facciamo noi è analizzare a chi altri piacciono le foto di Barbieri e quali sono gli account a cui sono interessati, perché se gli piace Barbieri allora potrebbero gradire anche i piatti di cucina etnica del ristorante IYO. Motivo per cui la prossima volta l’Esplora ti farà vedere foto o video di IYO o su argomenti correlati, senza che Instagram sappia necessariamente di cosa parla il post.

La dinamica sembra quindi quella dei vasi comunicanti: se interagisci regolarmente con un profilo che condivide contenuti di cucina, è probabile che anche altre persone che interagiscono con lo stesso topic stiano cercando altri account sulla cucina che siano di tuo interesse, ma che ancora non lo sai.

Gli hashtag in questo caso sono fondamentali, perché fanno da parola chiare per il motore di ricerca interno alla piattaforma e aumentano le possibilità che gli utenti interagiscono col tuo contenuto. In poche parole, l’Esplora segue le regole di ranking fissate per il Feed e per le Stories, basate sulle probabilità che ogni utente ha di interagire con un determinato post.

In ultimo, un aspetto che a oggi sta facendo da precario ago della bilancia per l’algoritmo di Instagram sono i salvataggi, perché sta avendo un peso non indifferente nel condizionamento delle indicizzazioni. Motivo per cui il consiglio più prezioso che possiamo darti è quello di ideare contenuti che esplicitamente o implicitamente invitino al loro salvataggio, perché a ben pensarci, noi stessi tendiamo a conservare solo ciò che riteniamo davvero utile o importante.

Indicizzazione dei Reel

algoritmo di instagram limelightmedia.it

E qui veniamo alla parte che all’algoritmo di Instagram sta più a cuore, perché è l’unica arma di difesa contro TikTok. In questo caso la piattaforma gioca pesante e va dritta al sodo: ti mostra SOLO ciò che ti può intrattenere e non ciò che potrebbe interessarti. Mosseri è entrato nel merito spiegando che:

Esaminiamo gli utenti e gli chiediamo se trovano un particolare reel divertente o semplicemente intrattenente, per sviluppare un occhio di riguardo verso i contenuti del secondo tipo, premiando il più possibile i creators minori.

Pare quindi ovvio che Instagram sta accelerando a tutta forza per colmare il gap con TikTok, rimodulando il layout della schermata dei reel in modo da renderla più accattivante e coinvolgente. Gli elementi principali che la piattaforma sta sfruttando per l’indicizzazione di questo tipo di contenuto sono quattro:

  • La tua attività: i reel che ti sono piaciuti, che hai commentato e con cui hai interagito di recente;
  • Lo storico delle tue interazioni con i creators: ricalcando la logica dell’Esplora, anche le tue interazioni con creators di reel che non conosci ma con cui hai interagito forniscono un’idea di ciò che potrebbe interessarti;
  • Informazioni del reel: come la traccia audio, la compressione del formato video e la popolarità del post;
  • Informazioni del creator che ha pubblicato il contenuto.

La popolarità dei contenuti e dei creators è una combo che per l’indicizzazione dei reel risulta ancora importante, a differenza delle misure che l’algoritmo di Instagram prenderà con gli altri tipi di contenuti. In ogni caso, la piattaforma limiterà pesantemente i reel con la filigrana di TikTok o degli altri competitor, affinché l’utente abbia di fronte sempre e comunque – quasi – solo contenuti Instagram original.

Le regole del gioco quindi sono queste. Alcune sembrano la versione trita e ritrita di quelle precedenti, altre – come quelle dei reel – sono decisamente più orientate per l’alimentazione della competizione tra creators, mentre altre ancora puntano a un ridimensionamento dei potenziali bacini di utenza, raggruppando i risultati dei diversi feed in base a una migliore sincronizzazione coi tuoi interessi da una parte, e un raggruppamento per “familiarità” tra utenti dall’altra. Andrà meglio? Mah

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Francesco Lepore
Persevering researcher of beauty. CEO & Founder di Limelight Media.