Facebook Ad Series ha visto la luce, come strumento per contenere la crisi dei Files

Nel bel mezzo di una crisi senza precedenti, tra crollo del tracciamento dei dati, crollo dell’indice di nuovi utenti e di strumenti adatti alla moderazione dei contenuti, Facebook cerca di fare del suo meglio per umanizzare la propria comunicazione, pubblicando dei nuovi video della Facebook Ad Series, nel tentativo di portare gli utenti più vicini al personale addetto alla moderazione della piattaforma. Uno strumento curioso, semmai utile, in cui i due interlocutori puntualizzano che:

Dovresti essere in grado di capire chi ha i tuoi dati e come vengono usati. La legislazione federale può fornire linee guida alle nostre piattaforme e ad altre, in modo da poter avere un approccio più coerente col tracciamento.

 

Prendiamo molte decisioni difficili. Quando moderiamo i contenuti, lavoriamo nello spettro delle libertà di espressione e cerchiamo di capire costantemente come dovremmo orientarci all’interno di questo spettro. Non so ancora se sia giusto che questi confini vengano stabiliti da una società privata, come Facebook.

Il format Facebook Ad Series è studiato appositamente per facilitare la connessione empatica tra gli utenti, il personale e le sfide che devono affrontare, sottolineando che Facebook ha ben quarantamila professionisti a lavorarci quotidianamente. Un cambio di passo interessante, rispetto al tono più aggressivo e sprezzante che gli addetti alle pubbliche relazioni della società hanno assunto a seguito delle accuse mosse da Frances Haugen, la quale ha dato il via ai Facebook Files. Come afferma la piattaforma:

Mentre noi di Facebook stiamo lavorando per fare progressi, sappiamo che non possiamo – e non dobbiamo – farlo da soli. Ecco perché sosteniamo le normative per stabilire regole chiare ed eque per tutti e sosteniamo un Internet aperto, sicuro e protetto in cui la creatività e la concorrenza possano prosperare.

Al di là del Facebook Ad Series, la società sta richiedendo da molto tempo una migliore regolamentazione di questi ambiti, affinché gli venga rimosso l’onere decisionale su cosa sia moderabile e cosa no. Come funzionerebbero queste regole è difficile da immaginarlo, ma l’argomentazione mossa dalla piattaforma ha piuttosto senso: nessun social dovrebbe essere lasciato a sé stesso nel decidere cosa sia opportuno/accettabile oppure no, specialmente se si ragiona in ottica di impatto sociale e culturale dei media.

Se queste siano conseguenze positive della vicenda legata ai Facebook Files, solo il tempo potrà dirlo. Quel che è certo è che la battaglia è ancora lunga e Facebook non ha ancora fornito risposte appropriate sulla sua regolamentazione interna in merito alle sorgenti di profitto. Se il Facebook Ad Series è ora uno strumento che dobbiamo considerare utile, per avere più contatto umano con chi sta dietro alla più grande macchina da soldi della storia del digitale, e per avere una chiave di lettura in più per giustificarne l’operato, dipende da noi. Quel che ci si augura è che indipendentemente dai mezzi, la cosa si risolva a favore del benessere delle persone.

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Francesco Lepore
Persevering researcher of beauty. CEO & Founder di Limelight Media.