LinkedIn studia il Coronavirus: aziende e dipendenti non riescono ancora a mettersi d’accordo

Il Coronavirus ha ribaltato l’ordine nelle nostre abitudini, sia nella vita privata che in quella professionale. Cambi di direzione, riconsiderazioni etiche, impatti psicologici, ma soprattutto cambi di rotta nelle strategie di marketing delle aziende. Il rapporto States of Sales, pubblicato da LinkedIn sugli impatti del Coronavirus, ha approfondito proprio quest’ultimo aspetto, portando alla luce dei dati storici nel vero senso della parola.

Il rapporto di LinkedIn sull’impatto del Coronavirus si basa su un campione di 800 persone – 400 acquirenti e 400 venditori – mappati tra Nord America, Asia Pacifica, Brasile, Francia, Germania, Messico, Paesi Bassi e Regno Unito, con continui aggiornamenti da nuove regioni del mondo. La scoperta emersa dallo studio è evidenziata da sette tendenze che stanno influenzando l’immediato futuro delle vendite, a sottolineare gli spostamenti degli assi di mercato a seguito della pandemia.

linkedin coronavirus limelightmedia.it

Com’è evidente, lo studio di LinkedIn sugli impatti del Coronavirus ha fatto emergere il forte e rapido adeguamento dei processi produttivi gestiti non più in presenza, ma a distanza. Cosa che continua a resistere nonostante la distribuzione del vaccino. Questo perché durante i mesi di lockdown si è immediatamente riscontrato un grande vantaggio nel far lavorare le persone da remoto, le quali non vorranno affatto rinunciare a questa nuova abitudine.

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Un adattamento che non esclude diverse difficoltà di adattamento, perché se la maggioranza dei lavoratori prediligerà lo smart working, al contempo il 67% dei responsabili delle vendite dichiara di riscontrare non poche difficoltà – per lo più inaspettate – nel massimizzare l’efficienza dei team che ora lavorano da remoto. Un limite, questo, che avrai sicuramente riscontrato anche tu, perché se da una parte il singolo professionista è più a suo agio, dall’altra la sincronia col resto del gruppo è sicuramente meno snella.

Questo dato dello studio di LinkedIn sulle conseguenze del Coronavirus sugli ambienti lavorativi apre a una possibilità reale, quella da parte delle aziende di forzare un rientro in ufficio, o quanto meno una divisione della settimana in presenza e remoto. Come raccontano i dati, però, le esigenze dell’azienda entrano in conflitto con quelle dei dipendenti, che prediligeranno il lavoro a distanza.

Nuove sfide da dover gestire quindi, soprattutto per quel che riguarda la portata a termine dei processi lavorativi nei tempi stabiliti e negli standard qualitativi richiesti. Un modo per farlo è attraverso la formazione di entrambe le parti: da quella dell’azienda per rispettare le esigenze psicologiche del dipendente, da quella del dipendente per rimanere comunque sempre efficiente e allineato al ritmo di produzione – per non parlare delle aspettative che variano nel rapporto tra acquirente e venditore.

Questi dati del rapporto di LinkedIn sul Coronavirus e il lavoro hanno implicazioni significative per il miglioramento delle proprie strategie lavorative, specialmente se si prende in considerazione anche ciò che ha spinto gli acquirenti e i venditori a interrompere importanti accordi economici anche nel 2021. Anche in questo caso, le note sono preziose e bisogna assolutamente prendersi del tempo per studiarle e applicarle alla nostra area di competenza, per comprendere in tempo i cambiamenti del mercato e allineare di conseguenza le strategie di marketing.

Da parte sua, LinkedIn ha così commentato ciò che lo riguarda:

Dal punto di vista delle vendite, il 74% dei venditori ha affermato di essere attualmente impegnato ad allargare la sua rete di contatti alla piattaforma, col 51% di questi venditori che si dichiara intenzionato a volervi pubblicare più articoli.

 

Riguardo le condivisioni dei contenuti, il 40% ha affermato di essere più propenso a condividere contenuti di terze parti anziché di produzione propria, e un buon 34% dichiara di aver incrementato la sua attività generale su LinkedIn.

 

I nostri dati, inoltre, indicano che avere un profilo completo sulla nostra piattaforma potrebbe aumentare le tue possibilità di raggiungere o addirittura superare di due volte i tuoi obiettivi di vendita, con un tasso di accettazione dei messaggi InMail dell’87%.

A conti fatti, quindi, ciò che emerge è che a fare la differenza non è solo la tua capacità di adattamento alle nuove esigenze dell’azienda e del mercato – e viceversa se non sei dipendente – ma anche quella di saperti adeguare ai nuovi linguaggi attraverso cui veicolare la tua professionalità. In un mondo sempre più orientato verso una dimensione lavorativa che incontri le esigenze di entrambe le parti in gioco, va da sé che doversi gestire autonomamente la propria reputazione è un obbligo che si imporrà sulla testa di tutti i professionisti e di tutte le aziende. Quindi attrezzati, perché il cambiamento non è oggi, non è domani: è ieri.

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Francesco Lepore
Persevering researcher of beauty. CEO & Founder di Limelight Media.