Facebook e Trump divorziano, ma ora sta a noi rifiutare la comunicazione degli estremisti

Facebook e Donald Trump sono la versione odierna di Atene contro Sparta. Prima ci si ama, poi ci si odia, poi ci si rade al suolo – anche se stavolta la Sparta in questione (Trump) ha perso la sua guerra a favore di una più coerente Atene (Facebook). Ad annunciare il ban da Facebook di Trump è stato l’Oversight Board della piattaforma, che agisce come organismo indipendente, sulla base dei recenti sproloqui del fortunatamente former POTUS.

Stappiamo lo champagne? Sì, magari sperando che quello che Facebook ha fatto con Trump si decida a farlo anche con alcuni politici nostrani, ma la via potrebbe essere già tracciata: l’Oversight Board ha infatti spronato la piattaforma a stabilire regole più chiare e severe sulle violazioni e sanzioni derivanti, perché il ban di Trump non è attualmente coerente con le linee guida dell’azienda, che sarà costretta a rivedere la decisione da qui a sei mesi.

Più regole, più limiti, più sanzioni. Una minaccia alla libertà di parola? No, sia chiaro. Al contrario di quanto sta sostenendo Donnie, non si tratta di un limite alle libertà dei politici o presunti tali, ma anzi, una maggiore tutela della libertà d’opinione dei cittadini, che con le malefatte di Trump negli USA, Farage in UK e Salvini in Italia, hanno potuto constatare con mano cosa significa polarizzare l’opinione delle persone. Stando all’Oversight Board:

Abbiamo rilevato che, mantenendo una narrative infondata sulle frodi elettorali e insistendo affinché le persone passassero all’azione, Trump ha creato un ambiente ad alto tasso di violenza.

 

All’epoca dei suoi post c’era un chiaro e immediato rischio che le persone creassero dei danni materiali, fomentate dalle parole di sostegno dell’ex POTUS ai gruppi che hanno ritenuto legittimate le loro azioni violente.

facebook trump limelightmedia.it

The End of the Age of Reason

Facebook e Trump si sono quindi dovuti adeguare, uno a delle disposizioni che tutelassero l’ordine pubblico, l’altro alle conseguenze delle proprie scelleratezze, giunte a un picco senza precedenti coi fatti di Capitol Hill. Eventi gravi che hanno quindi fatto pendere il Board per una decisione che a sua volta cozza con le linee guida di Facebook, ma che non potevano che essere applicate alla lettera se si fosse voluta conservare l’unica cosa che, come crea un mostro, lo può anche distruggere, ossia la libertà di pensieri.

Mentre applichiamo il ban da Facebook a Trump, la domanda che ci poniamo è cosa può essere successo che lo ha spinto a questo livello di inciviltà e come possiamo impostare un limite efficace che possa prevenire altri eventi come questi.

Una scelta storica, che traccia la via per una migliore definizione di ulteriori limitazioni alla libertà d’espressione dei politici che preferiscono polarizzare anziché mediare. Una buona analisi di questo scenario arriva da ilSole24ore, che tra le altre cose sottolinea come nello scenario attuale nessuno, ma proprio nessuno, può pensare di fare a meno di Facebook per fare propaganda, motivo per cui l’unica soluzione risiede nel darsi una definitiva regolata. Ciò che è chiaro infatti, è che nonostante il Board sia stato di parte, quando avvenimenti come quelli di Capitol Hill si verificano o rischiano di verificarsi, non devono esserci attenuanti.

Sta a noi essere sufficientemente in grado di comprendere che anche se ti piace uno che sbraita perché ti solletica la pancia, per la società i meccanismi che usa per comunicare con te sono una minaccia. Bisogna accettarlo, perché ancora una volta, la cosa più importante in questo momento non è discutere se le decisioni di Facebook sono in linea con la tua opinione personale, ma che impariamo da quello che è successo, capiamo quali sono stati i pericoli e i danni e cosa si può fare dal punto di vista politico e delle sanzioni, affinché i social non siano usati come armi dai leader politici del presente e del futuro.

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Francesco Lepore
Persevering researcher of beauty. CEO & Founder di Limelight Media.